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Tecnologia

Da Google le tendenze su estetica e tecnologia

Google nei giorni 25  e 26 giugno 2014 ha tenuto il tradizionale incontro con gli sviluppatori di app per indicare le linee di tendenza dei suoi nuovi progetti.

Google non è solo il motore di ricerca che tutti conosciamo (e usciamo) ma è la più grande fabbrica di futuro che c’è al mondo, ed è la realtà che inciderà in modo più profondo sulla nostra vita quotidiana, investendo con la tecnologia le nostre case, il nostro abbigliamento e gli accessori, la nostra mobilità. Tutta la nostra vita, dunque.

Il rischio che corriamo, rincorrendo la tecnologia, mutevole e in continua evoluzione,  è di dimenticare che ogni oggetto ha un suo valore estetico, oltre che pratico. Tutta la riflessione del design e dell’architettura del Novecento ce lo ha insegnato, da le Corbusier alla grandissima scuola di Bauhaus, e questo insegnamento oggi rischia di perdersi dietro a due tendenze ugualmente pericolose.

Da un lato la tecnologia e il suo predominio ci vogliono indirizzare verso la semplice utilità pratica degli oggetti quotidiani, in cui prevale solo la funzionalità, l’usabilità, la capacità performante come si dice con brutto neologismo.

Dall’altra il design e l’architettura prendono la strada del segno fine a se stesso, del linguaggio che vale per lo stile, per il decoro, non per la funzionalità. Si perde così il grande pregio della modernità, che quando ha dato il meglio di sé, lo ha fatto nel tenere insieme i due aspetti: bello e utile.

Oggi sembra che siamo destinati a un mondo diviso tra oggetti, case, arredi, mobili, che o sono belli, o sono utili. È un trionfo del post-moderno, del vintage, della citazione, da un lato, del prodotto usa (fin quando ti serve) e getta, quando arriva il prodotto più nuovo. Gli artisti devono invece accettare la sfida della tecnologia, e la tecnologia deve essere capace di credere nell’estetica. Perché un mondo tecnologico e privo del senso dell’estetica è tanto preoccupante quanto un mondo di oggetti belli e fini a se stessi.

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Turismo

Cultura e turismo, un binomio di grande attualità

Nello sforzo di rinnovamento che il governo sta cercando di attuare, c’è spazio anche per la cultura e il turismo e questa è sicuramente una buona notizia. Che la cultura sia uno dei fattori di ricchezza, anche economica, del Paese, è un elemento rivendicato sempre, ma scarsamente valorizzato.

Nel decreto, già in vigore e in attesa di essere convertito ci sono molte cose, alcune di routine, altre specifiche su alcuni progetti (Pompei e la Reggia di Caserta) ma anche alcune importanti novità. La prima, che dà il nome al progetto – Art Bonus – è la possibilità per soggetti privati e istituzionali, di detrarre fino al 65% delle donazioni effettuate per beni culturali pubblici. Quindi chi effettuerà delle donazioni destinate a musei, biblioteche, siti archeologici, fondazioni liriche e cos’ via potrà detrarre in tre anni il 65% della donazione, un meccanismo, per intenderci, simile a quello in vigore per le spese di ristrutturazione della casa. È non solo una buona notizia perché fa – auspicabilmente –arrivare nuovio fondi alla cultura, ma anche perché inverte un processo di finanziamento accentrato e dirigista. A decidere che cosa finanziare e come saranno i privati, non lo Stato centrale, attraverso meccanismi di fund raising che metteranno in gioco le capacità comunicative e manageriali dei singoli istituti.

Ma c’è altro nel decreto, innanzitutto, come nella politica di questo Governo, una serie di misure di semplificazione e di alleggerimento delle strutture, con l’abolizione di alcuni enti e la revisione di altri, in particolare dell’Enit, che finora ha giocato male la missione della promozione turistica del paese.

C’è poi il capitolo dedicato alle imprese ricettive, con finanziamenti possibili su due punti di debolezza del nostro sistema di accoglienza: le strutture fisiche, e specialmente, l’accesso alla rete internet. I finanziamenti riguarderanno dunque gli investimenti che le singole imprese faranno per migliorare la propria presenza in rete. La presenza di queste misure in un decreto sui beni culturali, testimonia il legame che anche per il Governo Renzi c’è tra turismo e cultura, tra sviluppo del turismo, miglioramento della cultura e sviluppo economico del paese.

Ma su questo si possono fare delle obiezioni: il rapporto cultura turismo viene sempre evocato quando si parla di cultura come volano possibile dell’economia, e questo è vero e viene ribadito dalle norme del decreto. Ma non basta. La cultura è fonte di sviluppo economico anche da altri punti di vista, che vengono trascurati. La cultura è identità del territorio e questo è un fattore fondamentale di competitività nella competizione globale: più un territorio è ricco di identità e di caratterizzazione, più è competitivo non solo nell’attrarre visitatori e  turisti, ma anche finanziamenti e cittadini. La fuga dei cervelli (e l’attrazione di cervelli) si fa migliorando la cultura di una località, e creando quindi sul territorio identità e occasioni di impiego di qualità.

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Web marketing

Il web marketing al tempo della SEO

Parlare di web marketing oggi significa perlopiù parlare di SEO, cioè di ottimizzazione sui motori di ricerca (questo vuol dire la sigla tradotta dall’inglese) o, per dirla ancor meglio, far sì che il proprio sito risulti in prima pagina sul motore di ricerca per eccellenza, e cioè su Google.

Del marketing si valorizza un aspetto, la ricerca dei clienti – pur targettizzati – dimenticando una serie di elementi che hanno fatto invece la storia della disciplina, e in particolar modo la comunicazione, che nelle prime riflessioni sul web marketing aveva assunto una caratterizzazione originale e innovativa.

Rispetto alla classica comunicazione di marketing adatta ai mass media, e cioè rapida, essenziale, emotiva, fatta di slogan, adatta a catturare un pubblico indifeso e poco attento, una comunicazione stupida (anche se fatta in modo estremamente intelligente) fatta per un pubblico ingenuo. E una comunicazione sempre uguale a se stessa, indifferenziata, adatta a bisogni di massa. Il web avrebbe introdotto, era questa la speranza, una modalità comunicativa più lenta, ma più articolata, più ricca di suggestioni e di approfondimenti, utile a instaurare un rapporto tra venditore e cliente, una relazione continuativa e ripetuta. Tutto questo è ancor vero, e se l’ottimizzazione è indispensabile per arrivare al cliente, non è sufficiente per vendergli qualcosa, per questo bisogna riscoprire la qualità comunicativa insita nelle vecchie idee del web marketing.

La fase di ottimizzazione per essere correttamente posizionati e poi per essere selezionati tra i tanti che affollano la rete è indispensabile, ma una volta risultati tra i primi nella SERP prodotta dal motore di ricerca si è solo alla prima fase del marketing, il cliente a questo punto va convinto con un’articolazione del marketing mix (il prodotto, il prezzo, la comunicazione e la distribuzione) che richiede competenze e abilità diverse. Un buon sito produce risultati di vendita solo e quando non solo viene rilevato come primo tra gli altri siti da Google (o tra i primi), ma anche se ha un’offerta ben strutturata e ben comunicata, con il giusto prezzo, con la giusta politica di distribuzione e con i servizi necessari a trasformare un sito normale in un sito eccellente.

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Varie

È possibile vendere l’artigianato artistico sul web? Sì con FGHI

Si può vendere l’arte su Internet? In particolare, è possibile vendere opere di pittura, di scultura, di fotografia, di grafica, di artigianato artistico, utilizzando il commercio elettronico? È possibile sposare il massimo della tecnologia e dell’innovazione con opere d’arte classiche, legate a una tradizione secolare? La risposta non può essere teorica – che cosa si può e non si può fare in teoria – ma deve essere pratica: che cosa effettivamente si fa, nel settore.

Ebbene una prima possibile risposta la troviamo nel sito di e-commerce www.fghi-craftideas.com, che propone – a naviganti esperti o alle prime armi della rete globale – un’offerta di artigianato artistico, di prodotti di design, di arredi artigianali e anche di opere d’arte. Sì di veri e propri quadri, realistici per di più. Tra i tanti idea maker, come vengono definiti gli espositori nel mall elettronico, c’è anche Magda Carella, pittrice professionista, con un curriculum di qualità alle spalle, che presenta una selezione di una decina di sue opere. Si tratta di quadri ad olio, o olio e acrilico con tecnica mista, utilizzando le tradizionali tele o altri supporti. Lo stile di Magda Carella è sicuramente figurativo, con ispirazioni che vanno dalla scuola romana (Mafai, Scipione, Raphael) anche senza le contaminazioni espressioniste, a alcune che richiamano le opere più realiste di Picasso (non a caso La Colazione è un collage, tecnica molto amata dal grande di malaga). Un realismo comunque privo di inquietudini, con una luminosità diffusa su dei colori che non feriscono.

Arte e artigianato artistico per tutti

Insomma arte e artigianato artistico, in un sito che presenta le opere senza perdersi in dettagli critici, senza elucubrazioni intellettuali. Il quadro è un “prodotto” come gli altri, alla pari dell’opera in ceramica, della bigiotteria, del mobiletto in legno riciclato. Arte, design, artigianato sono uniti da un’unica modalità di presentazione. È questa la scelta di FGHI.